Questa settimana in Palestina – settimana 16 2007

April 23, 2007 8:50 PM Ghassan Bannoura Audio report, Palestine 0

Click on Link to download or play MP3 file || File 21.20 MB || Time 26m21s ||Qusta settimana in Palestina, un servizio dell’International Middle East Media Center, www.IMEMC.org, per la settimana dal 14 al 21 aprile 2007.

Nel villaggio di Bil’In ha avuto luogo la seconda conferenza internazionale sulla resistenza popolare, mentre continuano gli attacchi dell’esercito verso i civili israeliani. Il governo palestinese continua nel suo tentativo di sbloccare l’embargo economico nei suoi confronti. Vi racconteremo queste ed altre storie, rimanete con noi.

Resistenza non violenta nella West Bank

Cominciamo il nostro report settimanale con le azioni di resistenza non violenta nella West Bank.

Bilin Conference on popular resistance
Più di quatrocento attivisti palestinesi, israeliani e internazionali hanno partecipato alla seconda Conferenza Internazionale sulla Resistenza Popolare, svoltasi da Mercoledi a Venerdi, nel villaggio di Bil’In.

La conferenza è cominciata con l’inno nazionale palestinese, seguito da un discorso introduttivo di Nasser Al-Kidweh, il rappresentante del Presidente Palestinese Mahmoud Abbas. Egli ha ribadito l’appoggio del presidente alla resistenza palestinese non violenta contro l’occupazione militare israeliana della Palestina.

Alla conferenza hanno partecipato anche alcuni diplomatici internazionali. La vicepresidente del parlamento europeo Luisa Morgantini è arrivata dall’Italia ed ha ribadito il suo supporto e la sua solidarietà alla popolazione palestinese “per la loro lotta per la libertà”.

< Intervista >

Parecchi speakers palestinesi hanno ricordato la conferenza palestinese del 22 marzo ed hanno esposto le loro raccomandazioni. Il deputato del Parlamento francese Jean-Claude Lefort ha parlato del doppio standard nella situazione attuale della Palestina. Eyad Burnat, membro del comitato popolare di resistenza contro il muro di Bilin ha esposto una panoramica della storia della resistenza non violenta contro il muro.

Il ruolo dei media nel conflitto israelo palestinese è stato uno degli argomenti centrali della conferenza.Il dott. Mustafa Barghouthi, ministro Palestinese dell’Informazione ha citato esempi di dominio della prospettiva israeliana del conflitto nei mezzi di informazione occidentale che, secondo lui, cra una visione del conflitto distorta e falsa. Il ministro ha ad esempio citato lo sgombero della Striscia di Gaza tra gli esempi.

Secondo Barghouti Israele presenta solo la sua vesione e tutto il mondo, compresi i Palestinesi, ci credono.

< Intervista >

Israele, continua Barghouti, dichiara di aver messo fine alla occupazione di Gaza, ma la realtà dei fatti è ben diversa.

< Intervista >
La sessione mattutina del secondo giorno ha avuto inizio con l’argomento della dipendenza economica nelle aree palestinesi. Il Dr. Mohammad Shtayah, professore alla Birzeit University ha sottolineato la dipendenza economica della Palestina da Israele.

Sam Bahour, un uomo d’affari palestinese e attivista della Campagna per il diritto di Ingresso ha parlato del bisogno di sviluppare una economia palestinese indipendente. George S. Rishmawi, il coordinatore della conferenza ed esperto in turismo alternativo ha esposto I vantaggi che questo tipo di turismo possono avere per lo sviluppo di una economia palestinese a livello nazionale.

Nel frattempo, lo storico israeliano Ilan Pappe ha esposto il suo totale supporto alla soluzione del conflitto che prevede la creazione di un solo stato per entrambe le popolazioni. Egli ha chiarito come ci siano moltissimi gruppi che hanno grandi energie da impiegare, ma che di fatto non agiscono per paura di essere additati come anti-semiti. Ilan ha fatto un appello al mondo, e specialmente alla Germania, per rompere il suo silenzio e chiedere ad Israele di porre fine alla occupazione.

< Intervista >

Jeff Halper, un attivista pacifista israeliano, direttore del Comitato Israeliano contro la demolizione delle Case, che aiuta I palestinesi a ricostruire le case demolite dall’esercito, ha parlato del sistema di Aparthaid creato in Palestina dal Muro e dal collegamento delle Bypass road riservate solo agli israeliani nella West Bank. Egli ha affermato che Israele non è una democrazia, bensì una etnocrazia.

< Intervista >

La conferenza ha inoltre toccato I temi della lotta congiunta israelo palestinese, del boicottaggio, dello sgombero delle colonie e delle sanzioni.

Durante la conferenza sono anche stati organizzati gruppi di lavoro per elaborare gli argomenti discussi durante la conferenza, come il modello di lotta di Bil’in, il modello di sviluppo della Palestina, sanzioni, sgombero e boicottaggio, il ruolo dei media e il bisogno di continuare la lotta congiunta tra israeliani e palestinesi.

La conferenza di Bil’in è stata sponsorizzata da NOVA, una organizzazione spagnola di lotta per il cambiamento sociale attraverso la Agenzia di Cooperazione Spagnola, in Palestina. Il villaggio di Bilin sta resistendo contro la costruzione del muro da due anni con l’organizzazione di maniifestazioni settimanali non violente.

Questo venerdì , molti partecipanti alla conferenza si sono uniti ai manifestanti per la consueta dimostrazione sul cancello posto sul percorso del muro. Come sempre, insieme con gli attivisti internazionali e israeliani, si sono scontrati con dozzine di soldati che hanno sparato gas lacrimogeni, bombe sonore e proiettili di gomma,. Molte pesone sono state colpite dai proiettili e intossicate dal gas e sono state portate via dalla ambulanze. Mairead Maguire, un premio nobel per la Pace dell’Irlanda del Nord, è stata colpita da un gas lacrimogeno in pieno sulla gamba.

Un altro pacifista internazionale, Alberto de Jesus, noto come Tito Kayak, ha attuato una incredibile performance durante la manifestazione. Nonostante tutto l’apparato di sicurezza Israeliano, il ragazzo è riuscito a salire su un traliccio per le telecomunicazioni israeliano alto 100 metri ed ha issato una bandiera palestinese, proprio sulle terre confiscate del villaggio di Bil’in. Il ragazzo è rimasto sulla torre con sotto i militari ad aspettarlo anche dopo che la manifestazione è finita e per buona parte della notte.

Tito è conosciuto come attivista per l’indipendenza di Porto Rico. Nell’anno 2000 in una performance diventata famosa, Tito ha scalato la statua della libertà a New York, issando una bandiera portoricana.

Um Salamoneh
VenerdĂŹ attivisti israeliani ed internazionali hanno partecipato alla consueta manifestazione con gli abitanti del villaggio di Um Salamoneh a sud della cittĂ  di Betlemme, per protestare contro la costruzione del muro israeliano che sta avvenendo proprio sulla terre confiscate ai contadini del villaggo. I manifestanti hanno anche ricordato e commemorato i 32 studenti morti nella strage alla Virginia Tech University nella capitale Americana Washington. Sami Awad, direttore della ONG Holy Land Trust era uno degli organizzatori della protesta:

La manifestazione è finita, senza che ci sia stato nessun intervento da parte dell’esercito, con una simbolica piantagione di alberi di ulivo.

Follow the Women
Un gruppo di circa 120 donne da diverse parti del mondo hanno partecipato al “Follow the women circle”,organizzato dal centro di Beit Sahour Siraj Center For Holy Land Studies, e sono arrivate in bicicletta a Betlemme lunedi per dimostrare la sua solidarietà con il popolo palestinese. Le ciclisti internazionali sono state raggiunte anche da un gruppo di cicliste palestinesi del Club ciclistico palestinese.

Il gruppo è arrivato domenica in Palestina dopo aver percorso in bicicletta il Libano e la Siria. Le cicliste sono arrivate nella città di Beit Sahour dove spono state ricevute da una folla di cittadini e dal sindaco con alcuni consiglieri comunali. Follow the Women è un movimento internazionale che comprende approssimativamente 300 donne da piÚ di 30 paesi del mondo, che sostengono la pace e chiedono la fine della Guerra in Medio Oriente.

I Palestinesi commemorano il giorno dei prigionieri, attraverso proteste non violente
Migliaia di civili palestinesi e istituzioni hanno commemorato il giorno dei prigionieri martedi organizzando imponenti manifestazioni pacifiche in solidarietĂ  con tutti i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Le manifestazioni erano organizzate dal Comitato per il rilascio dei prigionieri dalla societĂ  per i prigionieri palestinesi e diverse organizzazioni ed istituzioni.

I manifestanti hanno dichiarato che il soldato israeliano, Gilad Shalit, dovrebbe essere liberato attraverso una accordo di scambio di prigionieri. Il comitato popolare ha fatto un richiamo ai negoziatori palestinesi per fare pressione su Israele per risolvere la questione dei detenuti, e per mettere come primo punto della loro agenda di pace questo problema. Saleh El- Arouri, un ex-prigioniero ha ditto hai nostri microfoni:

Il 17 Aprile è la giornata annuale dei prigionieri. La comunità palestinese commemora questo giorno ogni anno in onore di tutti i detenuti incarcerati nelle carceri israeliane in violazione delle regole di diritto internazionale. Ci sono circa 11.000 palestinesi detenuti nei campi di prigionia israeliani,tra i quali 120 donne e circa 400 minorenni. Il 46% di loro sta ancora spettando di essere processato, mentre il 10% non è stato ancora accusato formalmente di niente.

I giornalisti inglesi boicottano I prodotti israeliani
L’Unione dei Giornalisti di Gran Bretagna e Irlanda ha fatto un appello per boicottare Israele a causa delle continue aggressioni nei territori sgomberati della Striscia di Gaza e per la guerra in Libano dall’ultimo anno.
La decione di cominciare il boicottaggio è passata con 66 voti a favore e 54 contrari, ed è stata definita da loro stessi come “simile al boicottaggio che i sindacati avevano deciso di attuare al tempo del regime di Apartheid in Sud Africa”. L’unione ha anche chiesto al governo inglese ed alle Nazioni Unite di imporre delle sanzioni ad Israele per costringerela a smettere con azioni ostili.

La votazione è avvenuta tra applausi e fischi come ha riportato il giornale locale “the Guardian”.Il giornale ha riferito anche che l’Unione ha ascoltato le organizzazioni come l’International Solidarity Campaign, Jews for Justice in Palestine e il Council for the Advancement of Arab-British Understanding. Boicottaggi simili sono cominciati in tutto il mondo negli ultimi anni contro la violenza continua che insaguina il conflitto israelo-palestinese come il boicottaggio accademico e sportivo di Iraele contro l’aggressione israeliana nei territori occupati.

La lega Araba prende una decisione e forma dei comitati
Questo mercoledi la Lega Araba ha preso la decisone di cominciare la promozione attiva dell’accordo di pace per il Medio Oriente del 2002 che era già stato ripreso a marzo.

Un comitato egiziano-giordano della lega stessa adesso dovrebbe cominciare gli incontri preparatori con Israele per vedere se l’iniziativa può trovare spazio per una reale applicazione. Un altro comitato, composto da otto altri paesi arabi, comincerà invece un giro per le capitali internazionali per cercare di ottenere l’approvazione e l’appoggio dell’arena internazionale.

I paesi arabi offrono con questa iniziativa una completa normalizzazione dei rapporti con lo stato d’Israele in cambio dello sgombero totale da Gaza e dalla West Bank per un ritorno ai confini del 1967e del riconosciemtno del diritto al ritorno dei profughi palestinesi nelle loro terre di origine , secondo la risoluzione delle NU numero 194.

Israele aveva respinto l’offerta di pace dei paesi arabi sostenendo che il diritto al ritorno dei profughi palestinesi non è negoziabile. Il diritto al ritorno ha le sua radici nella Nakba, o ‘catastrofe,’ del 1948, quando le milizie israeliane ed alcuni gruppi terroristici ebraici hanno costretto 700.000 palestinesi, circa la metà dalla popolazione, a fuggire dalle proprie terre, per creare poi lo Stato di Israele. Il numero dei profughi ad oggi ha raggiunto il numero di 4 milioni e mezzo ed ancora viene loro negato il diritto di tornare nel loro paese.

Il ritorno ai confini del 1967 si riferisce invece alla guerra dei sei giorni, quando Israele ha occupato anche le terre appartenti oltre che alla Palestina, ad Egitto, Siria, Libano e Giordania. Ad oggi sono ancora sotto occupazione territori siriani, libanesi e palestinesi, mentre con Egitto e Giordania sono stati siglati accordi di pace.

Viaggio di Abbas, nella speranza di porre fine alle sanzioni
Il presidente dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas ha comincito il suo viaggio all’estero questa settimana, sperando di raccogliere consensi per il nuovo governo di unità. Abbas visiterà le 10 maggiori capitali mondiali, dove il presidente palestinese spera di poter convincere la comunità internazionale a mettere fine alle sanzioni economiche che stanno spezzando l’economia palestinese da più di un anno.

Ma il quartetto per la pace in Medio Oriente composto da USA, NU, UE e Russia continua a sotenere che toglierà le sanzioni imposte alla autorità palestinese solo quando il nuovo governo riconoscerà lo Stato d’Israele e rinuncerà alla violenza. Il governo palestinese sa già che la terza condizione imposta dal quartetto è il riconoscimento degli accordi precedentemente siglati con lo stato di Israele. Nel frattempo il ministro delle finanze palestinese Salam Fayad, sta chiedendo un appoggio finanziario alla UE per il nuovo governo

Abbas e Olmert si incontrano ancora
In un meeting a Gerusalemme Ovest il presidente Palestinese Abbas ed il primo ministro israeliano Ehud Olmert, si sono dichiarati d’accordo a continuare i loro incontri bi-settimanali organizzati dal segretario di stato americano Condoleza Rice. Olmert ha anche accettato di estendere l’orario di apertutra del valico commerciale di Karni, nella Striscia di Gaza.

Ma l’incontro non ha portato a nessuna decisione definitiva, lasciando in molti Palestinesi l’impressione che si sia trattato di un incontro inutile. Molti hanno anche chiesto al presidente palestinese di boicottare l’incontro e abbandonare il tavolo delle trattative fino a che Olmert non accetti di discutere il diritto al ritorno, lo status di Gerusalemme e i confini futuri dello Stato Palestinese.

Israele blocca l’accordo sullo scambio di prigionieri
Israele ha espresso disappunto e reserve riguardo allo scambio di prigionieri attraverso il quale 1300 prigionieri palestinesi dovrebbero essere rilasciati in cambio del soldato israeliano catturato a Gaza lo scorso giugno. Israele ha affermato che i prigionieri, che vengono detenuti nelle carceri israeliane in violazione delle leggi di diritto internazionale umanitario, sono per la maggior parte accusati di atti di sangue.

Attacchi dell’Esercito

West Bank
Questa settimana le forze militari israeliane hanno condotto circa 33 operazioni militari nella West Bank. Durante queste incursioni sono stati arrestati circa 70 civili palestinesi, inclusi 14 minorenni e una donna. Quindi il numero dei Palestinesi arrestati dall’inizio dell’anno arriva a 963 nella sola West Bank.

Durante la settimana l’esercito ha attaccato e perquisito diverse associazioni di beneficienza e di società civile nella West Bank. Sono stati confiscati parecchi documenti e computer e tre abitazioni vicino alla città di Jenin, nel nord della West Bank, sono state trasformate in postazioni militari. Martedi pomeriggio l’esercito israeliano sotto copertura ha eseguito una esecuzione extra giudiziale uccidendo un membro delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, il braccio armato di Fatah, all’ingresso della città di Jenin. Il corpo dell’uomo è stato abbandonato per strada dai soldati dopo che l’uomo era stato prelevato e portato via.

Le forze militari sotto copertura stavano viaggiando infatti di fronte alla vettura di Ashraf Hanaisha, quando hanno immediatamente fatto una inversione ad u ed hanno fermato il veicolo nel mezzo della strada. I soldati lo hanno poi caricato sulla loro macchina e lo hanno portato in un luogo nascosto dove gli hanno sparato per sette volte. Mahir spiega come l’esercito ha ucciso suo fratello:

< Intervista >

5 civili palestinesi, due donne e tre bambini sono stati feriti dal fuoco israeliano questa settimana nella West Bank. Mercoledi sera un bambino palestinese del villaggio di Tiqoua’ vicino a Betlemme è stato seriamente ferito da un colono israeliano che gli ha sparato. Haitham Khalil Abu Mfarrih, di anni 14, è stato ferito alla schiena dal colono che si trovava nella sua macchina di passaggio per la strada. Il ragazzo è ancora incosciente ed è ricoverato nel reparto di terapia intensiva secondo quanto riportato da fonti mediche.

Durante questa settimana l’esercito israeliano ha distrutto circa otto case in diverse zone della West Bank. Sabato nella città di Qalqilia a nord della West Bank l’esercito ha distrutto la casa di un attivista pacifista palestinese. Il proprietario della casa era stato arrestato dalle truppe circa due settimane fa.

Giovedi a mezzogiorno l’esercito israeliano ha sradicato alberi di ulivo e demolito case nei villaggi di Qawis and Towani, vicino alla città di Hebron, nel sud della West Bank. Nel villaggio di Qawis, le truppe israeliane con l’aiuto di alcuni bulldozer sono entrate nel villaggio ed hanno demolito sei abitazioni ed una stalla. Le abitazioni erano già state demolite lo scorso febbraio ma le case erano state ricostruite dalle organizzazioni internazionali per I diritti umani.

Nel frattempo un altra forza militare israeliana con un bulldozer ha sradicato circa 50 alberi ed una pompa per l’acqua nel villaggio di Towani.I soldati hanno sradicato gli alberi che erano vecchi di dieci anni e poi li hanno portati via quando hanno lasciato il villaggio.

La corte israeliana del distretto di Gerusalemme ha assolto il poliziotto Shmuel Yehezkel, dall’accusa di omicidio colposo lo scorso giovedì. Yehezkel era stato accusato di aver ucciso Samir Dari, un civile palestinese del quartiere di Al Isawiyya a Gerusalemme est, nel novembre del 2005. Dari è stato ucciso da colpi di arma da fuoco sparati alla schiena da distanza ravvicinata. L’autorità israeliana ha dichiarato che l’uomo era stato ucciso mentre il poliziotto inseguiva un ladro di macchine nella zona. Un investigatore che ha effettuato una indagine sui fatti dopo l’incidente ha affermato che non c’era nessuna ragione per sparare al ragazzo nel momento in cui non rappresentava un pericolo per il poliziotto.

L’autopsia ha comunque livelato che il ragazzo è stato ucciso da dietro, mentre apparentemente stava uscendo dalla sua macchina. Questa versione contraddice quella del poliziotto che sostiene che Dari fosse nella sua macchina quando gli ha sparato e che stesse cercando di investirlo. Martedì mattina quatto coloni israeliani sono stati feriti in un attacco armato all’entrata della colonia di Naaleh vicino alla città di Ramalla. Secondo le autorità israeliane una persona è stata seriamente ferita ed altre tre solo lievemente colpite, quando un palestinese ha aperto il fuoco sulla macchina su cui i coloni stavano viaggiando. Le brigate di Al Aqsa, il braccio armato di Fatah, hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco.

La Striscia di Gaza
L’esercito israeliano continua ad imporre lo stato di assedio alla Striscia di Gaza e ad attaccare i civili residenti nella zona.

Lunedi mattina le truppe israeliane di stanza ai confini tra la Striscia di Gaza ed Israele hanno sparato ad un civile palestinese con handicap psichici nella città di Beit Lahia per nessuna ragione apparente. L’uomo è stato colpito al ginocchio destro.

L’esercito ha imposto un duro assedio alla Striscia di Gaza. Tutti i confini sono stati chiusi e il valico di Rafa di collegamento con l’Egitto è chiuso dal 25 giugno del 2006, anche se formal,mente non spetterebbe ad Israele il controllo del valico. Durante la settimana comunque i militari hanno lasciato passare la gente in entrambe le direzioni dal lunedi al giovedi. Le forze israeliane hanno parzialmente riaperto I valichi comerciali, specialmente quello di al-Mentar (Karni), ma molti prodotti sono ancora bloccati al confine. Venerdi scorso il valico è stato completamente chiuso. Inoltre le autorità israeliane continuano ad impedire ai pescatori di pescare nelle acque palestinesi da almeno 10 mesi.

Le brigate di Abu Ali Mustafa, un ramo del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (PFLP)ha rivendicato il lancio di granate su una jeep israeliana nel nord della Striscia. Israele ha recentemente rinforzato la sua presenza sui confini con la Striscia di Gaza con il pretesto di dover bloccare il lancio di ordigni artigianali su obiettivi israeliani.

Scontri Civili
All’inizio della settimana il gabinetto del governo palestinese ha accettato il piano di sicurezza del ministro degli Interni palestinese, per cercare di ristabilire ordine e legge nei territori. Il piano che prevede una durata di 100 giorni, verra implementato appena il ministro degli interni finirà i necessari aggiustamenti. Nel frattempo i disordini continuano.

La Striscia di Gaza ha recentemente visto una serie di esplosioni avvenire in cafè e negozi. Domenica nella città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, due persone sono state uccise da uomini armati in due diversi incidenti. I due uomini sono stati identificati come Isam Al Skafy, di anni 30, e Hisham Faraj, di anni 32.

Gli organi di sicurezza palestinesi hanno ricevuto notizie del reporter inglese della BBC Alan Johnston, ed hanno annunciato che l’uomo è ancora vivo. Johnston è stato rapito da un gruppo armato nella Striscia di Gaza il 21 marzo, ed il suo destino è rimasto sconosciuto data la totale assenza di qualsiasi video o notizia proveniente dai suoi rapitori. Fonti ben informate riferiscono che le forze di sicurezza hanno contattato il Presidente Mahmud Abbas, che si trova Stoccolma adesso per informarlo dei risvolti positivi.

Le recenti informazioni che erano circolate davano notizia di una possible esecuzione del giornalista domenica scorsa da parte dei suoi rapitori che sembravano essere apartenenti ad un gruppo sconosciuto chiamato Al Tawheed Wal-Jihad. Dal rapimento di Johnston, centinaia di giornalisti palestinesi hanno organizzato scioperi e manifestazioni per chiedere il suo rilascio. Fazioni palestinesi ed istituzioni civili hanno condannato il rapimento che considerano delegittimante della lotta palestinese.

Cinque giornalisti palestinesi sono stati arrestati dalle forze di polizia palestinesi questo martedi pomeriggio mentre protestavano contro l’incapacità del governo palestinese di risolvere la questione del rapimento del giornalista. Testimoni oculari riferiscono che le forze di sicurezza hanno attaccato I giornalisti con bastoni sfollagente quando questi stavano protestando davati al palazzo del congresso legislativo palestinese aGaza, mentre all’interno si svolgeva una riunione starordinaria.

Le forze di sicurezza palestinesi riferiscono che giovedi un uomo mascherato armato ha sparato ad un poliziotto della Autorità Palestinese nella città di Qalqilia, nel nord della West Bank. Le fonti riferiscono che Mohammad Oweissy, un uomo che lavorava con l’intelligence palestinese, è stato colpito mentre il suo veicolo passava nella parte est della città ed è stato trasportato all’ospedale delle NU. Owiessy è stao colpito all’adome e ai piedi.

Martedi notte il corpo di Rasheed Hasan, di anni 64, è stato trovato in una strada nel villaggio di Sielet Al Thaher, vicino a Jenin,nella parte nord della West Bank. Poliziotti palestinesi e forze di sicurezza hanno annunciato una inchiesta per chiarire l’accaduto.

Conclusioni

Questi sono solo alcuni dei fatti avvenuti oggi in Palestina, per aggiornamenti costanti visitate il nostro sito, www.IMEMC.org. Grazie per averci seguito dalla città occupata di Betlemme, questo è tutto da Anna Rossi, Monica Bitto e Ghassan Bannoura.

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Ghassan Bannoura

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